Sei incursori equipaggiati con
materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l'equilibrio
militare in Mediterraneo a vantaggio degli italiani.
(Winston CHURCHILL)
Quella notte del 18 Dicembre 1941, nel porto
egiziano di Alessandria, fu un trionfo sensazionale!
Sei uomini, in missione con
i loro “maiali”, riuscirono ad affondare due corazzate ed una
petroliera, irridendo tutto il sistema difensivo di uno dei piu’
importanti e sorvegliati porti militari del mondo!
Verso le 3 del
mattino, dopo 6 anni di pratica e di addestramento, Luigi Durand de
la Penne si trovava a meno di 30 metri dalla corazzata
Valiant, ma aveva le mani troppo intirizzite dal freddo per
manovrare il maiale. Il
suo compagno Bianchi aveva subito un malfunzionamento
dell’autorespiratore e, in stato di semiincoscienza, era stato
costretto a riemergere. Dopo essersi ripreso, si era avviato
lentamente a nuoto verso una boa, per nascondersi e non
compromettere l’operazione. Durand de
la Penne
scopri’ che un cavetto era andato ad impigliarsi nell’elica del suo
maiale, e non riusciva a sbrogliarlo. Decise quindi di trascinare il
maiale a forza di braccia fino sotto l’obiettivo. Che era nientemeno
che la corazzata Valiant.

“
Racconto’ successivamente Luigi Durand de la Penne , M.O.V.M.:


Decidono di
riemergere, ma la manovra avviene troppo rapidamente, e affiorano
in mezzo ad un forte
ribollio. Si accende un piccolo riflettore, ma non vengono notati, e
dopo un minuto il riflettore viene spento. Riescono a raggiungere la
terraferma, affondano i respiratori e nascondono le mute. Vengono
arrestati il giorno successivo, in territorio egiziano, nel
tentativo di cambiare delle sterline….erano stati forniti di
sterline inglesi…ma erano fuori corso! La missione si concluse con
l’affondamento della corazzata e la prigionia degli affondatori.
Furono entrambi decorati di M.O.V.M.
La prima esplosione si
verifica alle 05,47 e danneggia gravemente la petroliera SAGONA.
Alle 06,06 tocca alla
VALIANT, l’esplosione provoca uno squarcio che fa immergere la
corazzata vistosamente di prua.
Alle 06,20 la stessa sorte colpisce
la QUEEN ELISABETH. Dal fumaiolo della corazzata
volano fuori pezzi, ingranaggi di macchinari ed una nuvola di
vapore. La nave è stata colpita proprio sotto le caldaie, e
l’allagamento dei locali caldaia provoca lo sbandamento della nave.
Lo stesso Ammiraglio Cunningham viene violentemente sbalzato
ferendosi alla testa. Il comandante della Mediterranean Fleet si
riprende immediatamente dallo spavento ed impartisce ordini
drastici: bisogna allagare i locali sulle mura opposte, per evitare
il rovesciamento della nave. Sulla corazzata regna il caos, viene a
mancare anche l’energia elettrica.
Gli scenari del
Mediterraneo sono mutati nel corso di una notte. Adesso di fronte
alle 5 corazzate Italiane si parano solamente le insufficienti
artiglierie degli incrociatori inglesi: il Mediterraneo è oramai
sgombro dai suoi pericolosi gendarmi: le corazzate.
L’Italia acquisi’ in una notte il predominio navale sul
Mediterraneo. Dove non erano riusciti gli aerei, o la flotta, erano
bastati 6 Uomini Gamma…e 3….maiali!
Il terzo equipaggio era
formato da Martellotta e Marino, che furono decorati di M.O.V.M.
Giunti ad alcune centinaia di metri dall’imboccatura del porto,
notarono tre cacciatorpediniere di ritorno da una missione. Il faro
del porto venne acceso per facilitare l’ingresso delle navi. Si
portarono a ridosso delle ostruzioni, dove videro un motoscafo che,
ad intervalli regolari, lanciava piccole bombe di profondità.
Gli assaltatori sapevano che prima o poi le ostruzioni
sarebbero state aperte per permettere il passaggio delle tre navi.,
che puntualmente arrivarono a luci spente. Alle 02,42 le ostruzioni
vennero lentamente aperte, e il maiale potè passare con cautela. Gli
incursori emersero a “quota occhiali” e ricercarono le loro prede.
Nel buio della notte cercarono invano di distinguere la sagoma di
una portaerei da attaccare, la cui presenza era stata segnalata
dalla ricognizione aerea. Ma la portaerei era nel frattempo salpata
per una missione. Allora si misero alla ricerca di un altro
obiettivo. Si diressero verso quella che sembrava una corazzata, e
pensarono che fosse arrivata di recente, in quanto non segnalata
dalla ricognizione. Ma era solo un incrociatore. All’improvviso si
ritrovarono investiti dal fascio di luce di un riflettore. Si
appiattirono sul loro maiale, pentendosi della loro temerarietà:
avevano percorso in lungo ed in largo il porto militare, quasi come
se fosse stato un parco
divertimenti! La luce si spense. Si diressero quindi verso l’area
portuale riservata alle petroliere.
Una di dimensioni enormi attira la loro attenzione. Scrive
Martellotta nella sua relazione: “mi porto a poppa della petroliera
e ordino a Marino di recarsi sotto la carena e di stabilire un
collegamento il piu’ possibile verso prora.
Marino esegue esattamente. Sono le 02,25. Quando Marino sta
per trascinare la carica lungo la cima di collegamento, mi assicuro
che gli orologi delle spolette siano in moto.”
Rocambolesca fu la vicenda
di Marceglia e Schergat.
Forzano il porto di Alessandria e verso le 3 del mattino identificano la sagoma della corazzata Queen Elisabeth. Con un’azione da manuale, si portano sotto la chiglia e azionano la spoletta della carica esplosiva del loro maiale. Sopra di loro, nei 6 ponti della corazzata, stanno dormendo duemila marinai! Ad un tratto Schergat inizia a stare male, la prolungata respirazione di ossigeno lo porta al limite dell’attacco convulsivo.
“Il maiale si muove di qualche centimetro, non posso distinguere la
bussola a causa delle nuvole di fango che sollevo lavorando. Ripeto
la manovra. Dopo qualche minuto sono tutto sudato. Gli occhiali sono
appannati e non vedo piu’ nulla. Mi fermo e tento di pulire gli
occhiali per verificare la rotta. Durante questa operazione allago
la maschera. Provo a scaricare l’acqua ma non ci riesco. Devo quindi
berla. Ricomincio il lavoro. Sono tormentato dalla sete, e dal
pensiero di come potro’ fare il lavoro in carena. In qualche momento
mi sembra di non potere piu’ continuare per l’eccessiva fatica e per
l’affanno e di dovere quindi tornare a galla. La vicinanza del
bersaglio pero’ mi da’ forza. Non sono preoccupato per le eventuali
bombe di profondità, ma solo del pensiero di non potere arrivare
sotto la carena. Dopo 20 minuti circa mi fermo e mi riposo un po’,
riesco a leggere la rotta, che è quella voluta, la profondità è ora
di 14 metri . Il rumore della
pompa è piu’ forte. Ricomincio a trascinare il maiale e devo ancora
appesantirlo dato che si alleggerisce per le variazioni di
profondità. Sento che mi avvicino a causa dell’aumentare dei rumori
della nave. Gli ultimi metri sono i piu’ duri, lavoro meccanicamente
senza sapere dove sono e cosa faccio. Mi fermo ancora, sono passati
40 minuti da quando ho incominciato. I rumori sono ora molto piu’
forti e finalmente urto la testa contro lo scafo. Eseguo
un’ispezione sotto lo scafo per verificare la posizione in cui mi
trovo. Non vi sono alette di rollio, ma la larghezza della nave è
tale che mi considero in buona posizione. Torno sul maiale, metto
immediatamente in moto le spolette, per evitare che una eventuale
bomba di profondità m’impedisca di terminare la missione, e
ricomincio a trascinare il
maiale fino al completo esaurimento delle mie forze. Copro quindi il
cruscotto con il fango per evitare che la luminosità possa indicare
la posizione per eventuali ricerche, appesantisco il maiale e mi
porto in superficie sotto lo scafo. Appena a galla mi tolgo il
respiratore e lo affondo. Vedo che sono sotto le torri di prua.
Nuoto per allontanarmi, ma da bordo m’illuminano con proiettori e
tirano una scarica di mitragliatore. Vado allora sotto bordo e mi
dirigo sulla boa di prua della corazzata e li’ trovo Bianchi che mi
dice di essere svenuto ed essersi quindi ripreso in superficie.
Intanto da bordo ci dicono frasi irridenti perché credono che la
nostra missione sia fallita. Faccio notare a Bianchi che se
aspetteranno un paio d’ore, avranno una diversa considerazione degli
Italiani….”


